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Rock Master Lead, i re sono Puigblanque e Kim

18 luglio 2010 Redazione Arco2011.it

Jain KimLa grand soirée della finale Lead esalta il Rock Master di Arco. E i suoi eroi sono lo spagnolo Ramón Julian Puigblanque e la coreana Jain Kim. E’ successo sabato in un Climbing Stadium strapieno, palpitante e partecipe di un viaggio memorabile. Perché sembrava davvero che tutti fossero lì, sull’immensa parete, a fianco degli atleti. Per vincere la forza di gravità. Per superare quelle incredibili difficoltà che sbarravano la porta del cielo, della fine della via. Emozionante!

Tutto è cominciato con la finale femminile. La via è lunga, massacrante e difficile. Esplora, con sapienti giri, tutta la grande parete di sinistra per poi sbucare in alto oltre il grande tetto, al top. La prima a partire è la francese Caroline Ciavaldini che va alta. Ma si capisce: il viaggio sul grande tetto è ancora lungo. Ma subito è la bravissima austriaca Christine Schranz ad esplorarne un altro pezzo. Poi tocca alla francese Alizée Dufraisse che però si ferma un po’ prima del punto massimo raggiunto. Non riesce a far meglio neanche la slovena Mina Markovic. Il pubblico cerca di capire, vuole esplorare quelle prese ancora non toccate. E l’attesa si avverte nell’aria. Come la voglia di vedere cosa c’è oltre, fuori dall’immenso tetto. Così quando la sorprendente Katharina Posch va altissima, superando tutte le altre, è una liberazione. Ma è già il turno di Angela Eiter, la 4 volte regina del Rock Master, e si attende il miracolo. Una magia che la Eiter fa con una corsa al limite, lottando com’è nel suo stile. Va alta supera tutte, e poi ingaggia una battaglia strenua spendendo anche quello che non ha. Magnifica, ma per un soffio è ancora la Posch che è davanti. E lo resterà anche dopo la corsa di Alexandra Eyer. La svizzera è in formissima e quando è lì a ridosso delle prime, tutti sono convinti che passerà in testa. Ma non è così, la via non perdona, basta una piccola distrazione e Alexandra va giù. Davanti restano ancora la Posch e la Eiter… Ora siamo alla fine, manca solo la coreana Jain Kim, la migliore delle semifinali: l’unica a fare il top. Si spera in un altro miracolo. Il pubblico ci crede. E ci crede anche Jain che va avanti inesorabile, senza peso viaggia sempre più alta. Supera tutte e va ancora su. Sempre più su. Il pubblico la incita e poi, quando cade ad un soffio dalla catena, esplode riconoscente. Grande Jain Kim! Grande spettacolo! La coreana vince il 24° Rock Master davanti a Katharina Posch e ad Angela Eiter.

Ramon Julien PuigblanqueNeanche il tempo di riprendersi dalle emozioni ed è già tempo della finale maschile. Si comincia con il campione del mondo, Patxi Usobiaga. E, subito, arriva la prima sorpresa. Il basco cade bassissimo lì dove c’è la prima vera difficoltà. Capita… Ma quando il canadese Sean McColl cade ancora più basso, e poi, in successione, alla stessa altezza di Usobiaga vengono giù anche il francese Romain Desgranges e lo svizzero Cédric Lachat, lo stadio non sa più cosa pensare. E’ sbagliata la via? Lachat e Sean McColl stanno pagando lo scotto del doppio impegno Boulder più Lead? A togliere tutti i dubbi però ci pensa subito il giapponese Sachi Amma che con perfetto stile supera il punto maledetto. E poi continua il viaggio andando molto in alto, fino all’inizio del tetto, prima di cadere. Il pubblico esulta: ormai ha capito che il viaggio continuerà e andrà altissimo. A pensarci è subito uno scatenato Jakob Schubert. Il 20enne austriaco scala benissimo e va sempre più alto, supera Amma ed è già al bordo del tetto quando vola giù. Bellissimo. E il pubblico sogna il top, ora ci crede! Anche perché ai blocchi di partenza c’è Adam Ondra, il 17enne monster che in semifinale ha fatto il miracolo del top. Adam non delude e velocissimo va su come un treno. Forse fin troppo, perché improvvisamente cade più in basso di Schubert. Ma non c’è tempo per pensarci. Ora tocca a Ramón Julian Puigblanque, il re del Rock Master e un fuoriclasse assoluto delle gare Lead. Ed è subito spettacolo! Un incredibile spettacolo con Ramonet che macina passaggi con una facilità impressionante. Non c’è scampo, va oltre a tutti. E poi, con il Climbing Stadium che sembra esplodere, ingaggia una magnifica lotta verso il top. Una fine della via che riesce però solo a sfiorare con un ultimo disperato salto. Poi il volo liberatorio con la standing ovation del pubblico che sancisce la sua 5a vittoria al Rock Master. E’ primo davanti a Jakob Schubert e ad Adam Ondra. E’ stato un bellissimo viaggio. Da ricordare a lungo!

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di Vinicio Stefanello