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Report Finale Lead Uomini

Ramón Julian Puigblanque © Giulio Malfer

Ramón Julian Puigblanque © Giulio Malfer

C’è sempre un modo in cui bisogna partire. E questa volta si parte da una suggestione. Perché è Evgeny Ovchinnikov che inaugura questa attesissima finale mondiale Lead. Per molti spettatori è come fare un tuffo nel passato. Un grandissimo passato quello del russo che, a 40 primavere, si ripresenta ad una finale mondiale. E’ per questo l’atmosfera di questo start sembra magica? Quello che è sicuro che questa è una bella notte qui al Climbing Stadium e la marea degli appassionati non aspetta altro che essere conquistata.

Parte Ovchinnikov, dunque. E quel che l’attende è una via che prende di petto la prua centrale della parete di sinistra per trovare dopo circa 25 movimenti il primo piccolo scoglio. E’ li che Evgeny saluta questo suo forse inaspettato ma grandissimo mondiale. Tanto più grande anche perché il suo giovane connazionale Evgeny Zazulin cade più in basso di lui. Ma non c’è tempo di pensare. Sono veloci le suggestioni di questa finale. Come questa via che vale il titolo mondiale che adesso è affrontata dal francese Manuel Romain che va su, passa Ovchinnikov e ancora spinge verso l’alto, supera il volume verde e va ancora su … cade cercando di afferrare l’inizio del grande strapiombo. E sì… questa via è veloce ma riserva qualche tranello…

Sembra vederne pochi il norvegese Magnus Midtboe. Mai visto così in forma e soprattutto così deciso. Chissà se in qualche modo influisce quel lutto che porta al braccio per ricordare la tragedia appena successa in Patria. Intanto lui non si ferma. Primo filtro. Volume verde. L’inizio del grande strapiombo. Va, quasi con rabbia. Poi cade ma è già davvero molto alto. Ora tocca al coreano Hyunbin Min, che probabilmente nessuno pensava arrivasse fin qui. E lui, dall’alto dei sui 22 anni, affronta la via a “muso duro”, senza problemi. Si prende tutti i rischi finché finisce la sua corsa un po’ sotto a Romain.

A questo punto arriva il momento che tutti aspettano. E’ un congegno ad orologeria questa finale.. ne mancano ancora tre all’appello. E, non a caso, sono i tre pretendenti al titolo! C’è qualcosa di elettrico nell’aria quando Adam Ondra entra nell’arena. Il pubblico s’aspetta grandi cose. Sa che le otterrà. E il magico Adam lo vuole più di tutti. Così sembra non prendersela di fretta. Va su sicuro, cerca di controllare tutto, di rischiare il meno possibile. Poi quando arriva in alto, lì sulla grande sfera rossa da dove si esce dalla parte più terribilmente strapiombante delle via, per un attimo ritorna il solito Adam. Sfrontato e senza pensarci troppo fa un lancetto dinamico perfetto ma che lascia il pubblico con il fiato sospeso. Poi prepara il rush verso il cielo. Incrocio da paura, spallata e su fino al lancio verso il top che… sfiora appena. Adam è giù, ma ancora una volta ha stupito.

Ora è la volta di Jakob Schubert. Fin qui il 20enne austriaco è l’unico, con Ramón Julian Puigblanque, ad aver chiuso tutte e tre le vie del percorso verso la finale. 10 giorni fa ha vinto la prima tappa della Coppa del mondo Lead a Chamonix. E’ in forma strepitosa e lo dimostra subito andando su come un treno. Sembra non faticare per nulla. E quando arriva alla sfera rossa sembra non aver bisogno di rifiatare. Tant’è che riparte di gran carriera. E nulla lo ferma. Ormai sembra fatta. Siamo arrivati al lancio e tutti si stanno già preparando al boato del top. Ed invece l’urlo è solo di sorpresa, Jakob fissa la presa dell’arrivo per un attimo, c’è dentro con la mano ma non basta. Viaggio finito anche per lui. E quel top sembra proprio inafferrabile. Hanno davvero inventato un bel giochetto questa volta i tracciatori. C’è nell’aria un po’ di positiva tensione. Forse si preannuncia un finale da fotofinish.

A questo punto bisognerebbe rifiatare. Lasciar correre le suggestioni. Come quella che se Ramonette vincesse qui ad Arco si ripeterebbe perfettamente lo stesso risultato del 2007 ad Aviles. Dopo le vittorie di Stöhr e Sharafutdinov nel Boulder e della Eiter nel Lead femminile, Puigblanque è l’unico che manca per completare la copia perfetta di quel mondiale. Ma non c’è tempo per pensare ai corsi e ricorsi del destino. La gara deve continuare la sua storia… Ramonette è già su. E come al solito volteggia senza peso puntando inesorabilmente verso l’alto. Si vede che vuole andare cauto. Ma non può fare a meno di danzare come al suo solito tra gli appoggi.

E’ il solito Puigblanque, insomma. E mentre si fema un po’ sull’isola rossa che precede l’ultimo step. Vien da pensare che quella volta ad Aviles vinse il titolo dopo una gran battaglia con Patxi Usobiaga, l’attuale campione in carica che qui ad Arco non corre perché infortunato. Il grande Patxi è tra la folla… E chissà cosa gli sarà passato per la testa in quel momento. Sicuramente è stata una suggestione veloce come il vento. Ma mai quanto Ramonette che ormai s’è già lanciato verso il top. E lo fa suo! Il grande Schubert è 2°. Il magico Adam è 3°.

Non ho contato i secondi (decine?) che Puigblanque è restato appeso per una mano a quel top, mentre la folla gli tributava un’indimenticabile standing ovation. So solo che è stata una cosa che difficilmente potrò dimenticare. So che non avevo mai visto tanta gente al Climbing Stadium. E che non è stata una suggestione: è stato davvero bellissimo.

P.S. una menzione speciale va ai tracciatori (Christian Bindhammer, Donato Lella e Luigi Billoro) che si sono presi il rischio di tracciare questa finale. Ma anche il pubblico che fino alla fine ha creduto che il miracolo del top potesse accadere.

report by Vinicio Stefanello / planetmountain.com

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