Tennis: Sinner Alcaraz, dalle Finals 2025 alle prospettive 2016
Torino 09/11/2024: Raccattapalle delle Nitto ATP Finals 2024 al Inalpi Arena di Torino. (Foto Tullio Puglia/FITP)
Sul campo di Torino è andato in scena qualcosa che supera la cronaca sportiva e sfiora il racconto epico. Jannik Sinner ha conquistato per la seconda volta consecutiva le ATP Finals, davanti a un’Arena gremita e a un Paese intero incollato agli schermi. La vittoria è arrivata contro il rivale più atteso, Carlos Alcaraz, in una finale che ormai sembra scritta nella trama del tennis contemporaneo: due talenti diversi, complementari, destinati a incontrarsi ancora e ancora. Quest’anno lo hanno fatto sei volte, eppure la sfida non mostra segni di usura. Anzi, diventa teatro di un tennis che cambia forma, ritmo, equilibrio psicologico.
Il risultato finale – 7-6(4), 7-5 dopo 2 ore e 15 minuti – racconta solo una parte della storia. Perché il duello è stato fatto anche di dettagli invisibili ai numeri: la tensione dopo lo stop per un malore tra il pubblico, la gestione dei momenti critici, la seconda a 187 km/h con cui Sinner ha cancellato un set point, il rovescio in lungolinea che ha ribaltato inerzia e pubblico. E poi c’è il contesto: con questa vittoria, l’altoatesino chiude l’anno da numero due, a soli 550 punti da Alcaraz, nonostante tre mesi di stop per la sospensione legata al caso Clostebol e quattro tornei giocati in meno. Ma incassa un primato non trascurabile: oltre 5 milioni di dollari, il premio più alto mai assegnato nella storia ATP.
Tennis, finalissime, una festa che si fa raccontare
Le finalissime di Torino non sono state soltanto tennis: sono state una festa che, come racconta il Corriere e ribadiscono molti altri quotidiani internazionali, “si fa narrare da sola”. E nella trama di questa festa c’è un protagonista che brilla più degli altri: Jannik Sinner, campione imbattuto, campione di numeri e campione di emozioni. Certo, i soldi non faranno la felicità, ma in questo caso contribuiscono parecchio a definire la portata dell’impresa. Su un montepremi complessivo da 15,5 milioni di dollari – aumentato rispetto alla scorsa edizione – Jannik se ne porta a casa oltre 5 milioni, il più alto assegno mai distribuito nella storia del torneo. Carlos Alcaraz, finalista battuto, si ferma a 2,4 milioni: cifra enorme, eppure minuscola nella narrazione di una rivalità capace di riscrivere la gerarchia del tennis globale.
Oltre al denaro, Sinner guadagna altri 500 punti ATP e accorcia la distanza dal numero uno del ranking (seguito su https://www.rtbet-italia.com/), ridotto ormai a soli 550 punti. Una distanza simbolica, quasi un promemoria per la prossima stagione: nulla è deciso, tutto è ancora aperto.
Poi c’è l’altra parte della storia, quella fatta di gesti, persone e piccoli rituali che trasformano una vittoria in un momento collettivo. Sinner si sdraia a terra dopo il match point, come a Melbourne. Si alza, corre verso il suo team e gli affetti, abbraccia tutti. C’è persino un nuovo protagonista, Snoopy, il cane della fidanzata Laila, portato sul campo per la foto di gruppo. Sui social le immagini esplodono, negli spogliatoi volano tappi di bottiglia. Ed è chiaro: non è solo un titolo. È una consacrazione.
Il 2026, quali prospettive per il tennista azzurro più seguito?
Guardando al 2026, la sensazione è che il tennis italiano entri in una nuova fase, e Sinner ne sia il baricentro. La conquista delle Finals non chiude un ciclo: ne apre uno ancora più ambizioso, in cui ogni torneo diventerà banco di prova e, allo stesso tempo, occasione per consolidare una leadership già percepita, anche se ancora non formalizzata dal ranking. L’asticella ora non è più soltanto vincere: è restare. E, come osservano La Gazzetta, L’Équipe e vari quotidiani esteri, restare al vertice è spesso più difficile che arrivarci.
Il 2026 si presenta come un anno denso di domande, ma anche di possibilità. La rivalità con Alcaraz continuerà ad accendere l’immaginario degli appassionati, e non è escluso che altri giovani – Rune, Shelton, Fils – provino a inserirsi nel duello diventato quasi monopolio mediatico. Ma è evidente che la trama principale del tennis maschile ruota ormai attorno a due poli: l’italiano e lo spagnolo. Una sfida generazionale che ricorda da vicino quella che ha segnato l’era Djokovic-Nadal, Federer-Nadal, e che ora si reinventa con linguaggi nuovi, ritmi più aggressivi, fisicità ancora più estrema.
Sul piano tecnico, Sinner ha margini di evoluzione ancora significativi. Il servizio, già arma letale, può diventare devastante nelle superfici più rapide. La gestione dei momenti chiave appare ormai patrimonio consolidato, ma sarà importante evitare cali, soprattutto nei mesi più lunghi della stagione. La tenuta fisica sarà uno dei temi chiave: il calendario è fitto, le superfici cambiano rapidamente, e l’esperienza del 2025 – con la sospensione e poi la rincorsa – ha insegnato quanto conti programmare bene.
C’è un’Italia che sogna, e un ragazzo che sembra aver imparato a convivere con quell’attesa. Il 2026 non promette certezze: promette possibilità. E nel tennis, a volte, è proprio da lì che passano le stagioni leggendarie.